con il supporto economico del Rotary ho trascorso le ultime 26 ore a venezia, per andare ad ascoltare una conferenza, che poi si è rivelata essere un dialogo, con protagonista Salman Rushdie (ho scoperto che si pronuncia così come è scritto). inutile dire che stamattina sono stato in giro per le calli con la mia compagna di classe che ha approfittato dello stesso biglietto.
qualche considerazione, qualche pensiero in ordine sparso:
- i vaporetti costano come diamanti. diciotto euro per 24 ore. ovvio che poi li usi anche per fare una fermata sola.
- l'acqua dei canali è sporchissima, al limite del disgusto. a tratti era marrone e melmosa, troppo marrone e troppo melmosa anche considerando che è una laguna.
- non potrei mai vivere a venezia, mai. però passarci qualche ora è meraviglioso. è davvero una scoperta ad ogni passo, tra altane, soffitti affrecsati scorti dietro le tende di broccato, gondolieri con le divise più disparate, panni stesi ad asciugare sui fili, come nei film.
- in una città meravigliosamente decadente, la stazione ferroviaria è disgustosamente fascista e razionalista. stona troppo, ma per fortuna non serve guardarla nè trascorrerci tempo.
- il cibo è buono, ma quello buono è raro. la ricerca di una trattoria decente dove cenare è durata quaranta minuti e ci ha spinti sulla sponda opposta alla piazza dell'isola di san marco. avevamo trovato un posto, ma era troppo pieno. alla fine ho mangiato un ottimo piatto di spaghetti con le vongole, e non l'ho pagato un'esagerazione, contando che ero a venezia.
- lo studentato della ex-Junghans è comodo, ma viverci per un anno accademico, bhè, no grazie. non ci passerei molto tempo credo.
- Salman Rushdie è uno scrittore che mi ha incuriosito, leggerò il suo ultimo libro.
- le domande di Marino Sinibaldi, l'interlocutore di Rushdie, erano belle, e appropriate.
- ho scoperto di essere un allergico all'ipoglicemia, in senso letterario, almeno per gli schemi di Carlo Levi.
- sono riuscito ad ascoltarmi tutta la conferenza in lingua originale, e questo è bene.
- mentre scrivo al computer ho ancora la sensazione di essere su una barca o su una fermata galleggiante, e mi sembra che lo schermo faccia su e giù come se sotto la casa ci fossero le onde. è straniante.
- dietro il peggy c'era un pittore pazzo che ha inveito contro l'impoverimento culturale dei nostri giorni, dove un violinista affermato con in mano uno stradivari di milioni di qualsiasi moneta fa meno soldi di un pur dignitoso violinista zigano. bhè, dopo aver decantato i pregi dei suoi acquerelli che nessuno stima, dopo aver tentato di venedermi i più piccoli, quando ha scoperto che avevo sette euro e cinquanta nel portafogli, si è rimesso diligentemente all'opera, non mi ha più curato. però aveva una manualità impressionante, e mi ha migliorato la giornata.
la follia allora è dipingere venezia da un angolo sperduto. non è una prospettiva così orribile.
lo so che non scrivo più tanto, ma lo studio della scrittura mi sta allontanando dalla scrittura. mi sento inadeguato dopo aver letto quello che hanno concepito i vari Montale, Ungaretti e Calvino, per citare quelli che mi tengono occupato adesso.
e questo post è eterno. scusate.