venerdì, 05 giugno 2009, ore 13:41

oggi è finita la mia carriera liceale. manca l'esame è vero. ma è già qualcos'altro. preparare la tesina, fare gli scritti, presentare questo lavoro su cui sto puntando tanto alla commissione, sono eventi che nella mia mente e nelle mie aspettative sono già lontani da questi cinque anni di routine. sono già qualcosa che mi allaccia all'università, a quel futuro che tanto desidero e da cui tanto mi aspetto. tre anni che di sicuro trascorrerò a trento, studiando lettere, lavorando per diventare quello che Don Milani mi ha convinto fosse giusto che io diventassi. andrò lontano da qui per fare quello che desidero, e per farlo il più possibile da solo, con le mie forze e i miei mezzi, col desiderio di non pesare troppo a lungo su mamma e babbo.
un po' di magone oggi mi è venuto, a salutare e uscire alla quinta ora, quattordicesima uscita anticipata della mia quinta liceo, per non fare storia dell'arte all'ultima ora, per non concludere questa esperienza con la noia e la voglia di scappare. perchè quando spiega quella donna è solo la voglia di scappare che si impossessa di me.
e in fondo, che l'ultima immagine fosse sgradevole, non sarebbe stato giusto per il mio liceo. soprattutto dopo che mercoledì sera mi sono sentito, forse troppo tardi, davvero e del tutto parte di una classe unita e omogenea, come forse non siamo mai stati (e non potevamo essere per alterne vicende) durante gli anni passati. è stata un'emozione, sicuramente accresciuta dalla toga, ma comunque un'emozione.
ed era giusto che fosse un'immagine bella a seguirmi fuori dalla porta. dopo cinque anni complicati, pieni di evoluzioni, intrecciati a tantissimi personaggi che adesso devo tralasciare, pena un'opera memoriale che sono sicurissimo risulterebbe tediosa fino all'inverosimile. romanticamente, qui si parla solo di me.
dicevo, sono cambiato al liceo. adesso che ci ripenso mi ricordo di essere arrivato bambino frustrato, affondato dalle vicende familiari, insicuro, palloso, come minimo. poi piano piano la mia vita ha preso una direzione, ha trovato un paesaggio in cui svolgersi, ha trovato persone importanti che mi hanno aiutato e dato stimoli nuovi. non credo di essere presuntuoso, anche se sicuramente tale apparirò, nel dire che adesso sono una persona consapevole dei suoi mezzi, delle sue mancanze, in cerca di una completezza che sento come vero scopo della mia crescita soprattutto intellettuale. sono ancora palloso a volte, ma a certe cose non si può porre rimedio. me ne vado con qualche riconoscimento importante, che mi ha dato sicuramente soddisfazione, ultimo in ordine di tempo la preferenza tra gli studenti per la conferenza di venezia. ma prima ci sono state le certificazioni di lingua, il premio del caroli, l'apprezzamento dimostrato da compagni e professori. adesso posso andarmene tranquillo, verso quel che devo fare perchè voglio farlo. con buona pace tua, che sei triste perchè vado a trento. però lo so che intimamente sai anche che se non andassi a trento mi spegnerei. quindi parto, a settembre. vado a vedere i coldplay, e poi vado. tornerò, questo è sicuro.
per ora in valigia metto le lezioni americane, ultima lezione della mia carriera liceale, metto la luna di Leopardi e mi involo sul secchio vuoto di Kafka che mai riuscirò a riempire di carbone, ma solo di me.
non c'era modo migliore di finire che con il più bel saggio della nostra letteratura, quella leggerezza che non è frivolezza, che è consistenza, che è come la luce della luna. questo metto in valigia perchè so che questo è quel che mi serve se voglio davvero raggiungere la mia completezza. tenendo ben presente che un valore non esclude il suo contrario.
 

e non c'è modo migliore per chiudere questo blog iniziato con la creazione di Tolkien nel novembre 2006 con gli ultimi valori che la letteratura dovrà custodire nella sua lenta crescita. Calvino dunque. io mi fermo qui perchè qui si chiude una fetta consistente della mia vita. forse le montagne ispireranno altri post, l'università mi spingerà ad aprire un altro blog. in effetti, non so quanto saprò restare senza scrivere. è quasi una malattia. i miei pensieri sono partiti da tempo, qualcuno sta già arrivando, altri non arriveranno mai, vittime del vago e dell'indefinito che ho scoperto essere la vera essenza che ci costituisce.
retorica, forse. ma in fondo no. è tutto vero.
a buon rendere.
sempre, in direzione ostinata e contraria, per regalare alla morte una goccia di splendore.
caducus
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sabato, 23 maggio 2009, ore 20:06

giusto stasera, tornando a casa dopo essere stato da mio nonno, ho sentito un servizio per radio riguardo le ultime dichiarazioni ufficiali del presidente del consiglio. in particolare, l'affermazione che per portare a compimento le riforme strutturali e sociali, l'opposizione è inutile, ininfluente e non c'è alcun motivo di prenderla in considerazione. a ciò si aggiunga quel decreto sulla possibilità di intercettare i servizi segreti. pare che presto, perchp porranno la fiducia, per interecttare uno 007 sia necessario il permesso del primo ministro, e senza questo qualsiasi procura avrà le mani legate.
personalmente, lo trovo un provvedimento da stato di polizia, qualcuno ha parlato di trionfo del segreto di stato, ma è troppo blanda come definizione. c'è un principio alla base degli stati liberali, che è la separazione dei poteri, e qui si va contro, se forse e senza ma. davvero mi riesce difficile immaginare quale possa essere una giustificazione politica a un provvedimento così improbabile, in una politica sana. ma forse ormai non ha (Lui) più bisogno di giustificarsi, se come dice Lui, non c'è bisogno di un'opposizione per governare un paese.
e qui veniamo al titolo. mi tocca tirare in ballo qualche filosofo, per chiarire meglio la mia posizione. e non sono filomarxisti, anzi.
uno è Mill, è l'altro è Popper. mi fermo alle teorie politiche ovviamente. il primo sostine che lo stato liberale deve essere fondato sul più assoluto rispetto della minoranza, anche del singolo che porti avanti una posizione diversa. è estrema come posizione, e renderebbe un paese ingovernabile, almeno questa è la mia visione. ma c'è tanto di buono in questo. Mill è parecchio convinto che il bene della società possa svilupparsi solo dal confronto, quindi dalla dialettica tra posizioni e punti di vista diversi. esclamare che l'opposizione non serve a nulla, bhè, è un sintomo di inevitabile e inesorabile decrescita sociale e politica.
Popper parla di società aperte, di democrazie e i principi sono simili, anche se vengono dall'epistemologia. bisogna rifiutare qualsiasi atteggiamento dogmatico, quindi bisogna accogliere e incoraggiare la pluralità di teorie che, una volta messe a confronto, sapranno provare la loro fondatezza, la loro verosimiglianza, la loro porzione di verità, o viceversa s'intenda. se cominciamo a dire che in politica basta una sola visione dello stato, bhè, ci priviamo di una grande parte del panorama, ci tarpiamo le ali da soli.

non voglio entrare nel merito particolare dell'italia perchè lo stesso Berlusconi non ha parlato di questa opposizione, ma dell'opposizione, in generale, come concetto politico. ed è grave che sia il nostro rappresentante, in quanto italiani, ad affermare l'inutilità della dialettica politica.
e questo è il peggiore sintomo di bassezza intellettuale di cui hanno dato prova, loro, da quando io me li ricordo. prima almeno, prima di Lui per individuare uno spartiacque, lo spessore intellettuale era necessario per fare politica, adesso no.
ed è triste che l'intelligenza come comprensione di tutte le sfaccettature del reale sia lontana, sempre di più, dalla politica.
caducus
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categoria : pensieri, politica, digressioni

venerdì, 22 maggio 2009, ore 18:05

con il supporto economico del Rotary ho trascorso le ultime 26 ore a venezia, per andare ad ascoltare una conferenza, che poi si è rivelata essere un dialogo, con protagonista Salman Rushdie (ho scoperto che si pronuncia così come è scritto). inutile dire che stamattina sono stato in giro per le calli con la mia compagna di classe che ha approfittato dello stesso biglietto.
qualche considerazione, qualche pensiero in ordine sparso:
- i vaporetti costano come diamanti. diciotto euro per 24 ore. ovvio che poi li usi anche per fare una fermata sola.
- l'acqua dei canali è sporchissima, al limite del disgusto. a tratti era marrone e melmosa, troppo marrone e troppo melmosa anche considerando che è una laguna.
- non potrei mai vivere a venezia, mai. però passarci qualche ora è meraviglioso. è davvero una scoperta ad ogni passo, tra altane, soffitti affrecsati scorti dietro le tende di broccato, gondolieri con le divise più disparate, panni stesi ad asciugare sui fili, come nei film.
- in una città meravigliosamente decadente, la stazione ferroviaria è disgustosamente fascista e razionalista. stona troppo, ma per fortuna non serve guardarla nè trascorrerci tempo.
- il cibo è buono, ma quello buono è raro. la ricerca di una trattoria decente dove cenare è durata quaranta minuti e ci ha spinti sulla sponda opposta alla piazza dell'isola di san marco. avevamo trovato un posto, ma era troppo pieno. alla fine ho mangiato un ottimo piatto di spaghetti con le vongole, e non l'ho pagato un'esagerazione, contando che ero a venezia.
- lo studentato della ex-Junghans è comodo, ma viverci per un anno accademico, bhè, no grazie. non ci passerei molto tempo credo.
- Salman Rushdie è uno scrittore che mi ha incuriosito, leggerò il suo ultimo libro.
- le domande di Marino Sinibaldi, l'interlocutore di Rushdie, erano belle, e appropriate.
- ho scoperto di essere un allergico all'ipoglicemia, in senso letterario, almeno per gli schemi di Carlo Levi.
- sono riuscito ad ascoltarmi tutta la conferenza in lingua originale, e questo è bene.
- mentre scrivo al computer ho ancora la sensazione di essere su una barca o su una fermata galleggiante, e mi sembra che lo schermo faccia su e giù come se sotto la casa ci fossero le onde. è straniante.
- dietro il peggy c'era un pittore pazzo che ha inveito contro l'impoverimento culturale dei nostri giorni, dove un violinista affermato con in mano uno stradivari di milioni di qualsiasi moneta fa meno soldi di un pur dignitoso violinista zigano. bhè, dopo aver decantato i pregi dei suoi acquerelli che nessuno stima, dopo aver tentato di venedermi i più piccoli, quando ha scoperto che avevo sette euro e cinquanta nel portafogli, si è rimesso diligentemente all'opera, non mi ha più curato. però aveva una manualità impressionante, e mi ha migliorato la giornata.
la follia allora è dipingere venezia da un angolo sperduto. non è una prospettiva così orribile.

lo so che non scrivo più tanto, ma lo studio della scrittura mi sta allontanando dalla scrittura. mi sento inadeguato dopo aver letto quello che hanno concepito i vari Montale, Ungaretti e Calvino, per citare quelli che mi tengono occupato adesso.
e questo post è eterno. scusate.
caducus
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categoria : varie ed eventuali, pensieri, viaggi, libri, vita, eventi, emozioni, digressioni, città, me

domenica, 03 maggio 2009, ore 21:31

senza offesa per quei trentenni tutt'altro che disperati, ma quelli che hanno condiviso con me una carrozza del treno faenza-firenze venerdì mattina sono disperati davvero. tra barzellette su pierino, altre più consone a bambini delle medie, e altri scivoloni di dubbio gusto, gli indovinelli matematici spiccano per presunta difficoltà. e per la deficienza dimostrata dai detti trentenni disperati. perchè se li dicevano e raccontavano come cose impossibili, qualcuno azzardava qualche equazione sul foglio di Libero, per risolvere questo genere di giochi matematici, livello seconda media, per chi li ha fatti. quando glieli ho risolti entrambi, e senza scrivere nulla hanno creduto di avere a che fare con una mente superiore, ma proprio di un altro livello.
io non le metto le soluzioni, prendeteli come una piccola sfida lanciata anche a voi. il primo che indovina vince la mia ammirazione.
numero 1: oggi, il maggiore di due fratelli ha il triplo degli anni del minore, ma sei anni fa il maggiore aveva il quintuplo degli anni del minore. quanti anni hanno adesso i due fratelli?
numero 2: un contadino vede uno stormo di corvi nel suo campo e gli chiede: 'dove andata cento corvi?' e questi gli rispondono: 'noi non siamo cento, ma se fossimo quanti siamo in effetti più la metà di noi e se perfino tu fossi con noi, allora sì saremo cento'. quanti sono i corvi?

per il resto Firenze è una città bellissima, l'albergo Casa Lea merita di essere visto almeno una volta nella vita, e la compagnia è stata eccellente, fino all'alba di sabato, col sole che spuntava da dietro la collina di fiesole e cominciava a fare il cielo rosa e arancio.
poi l'allergia, ma sorvoliamo capitoli così tristi.

P.S.
Il fatto che Veronica Lario abbia chiesto il divorzio da Berlusconi rende felice anche me, oltre Cacciari.
caducus
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sabato, 25 aprile 2009, ore 18:23

è che va tutto bene. sono stressato, comincio ad essere stanco. comincio ad avere l'allergia. ho appurato che chi ha pane non ha denti e chi ha denti non ha pane e ho capito che fa parte del gioco, e che prima o poi o ti danno la dentiera o ti becchi almeno almeno una michetta. scrivo aforismi. penso. scrivo (poco). studio (tanto). vado in bici (finalmente le gambe rispondono presente). penso all'estate (poco).
ma più che altro penso all'anno prossimo, ad una camera dello studentato di trento. con qualche esame già in libretto (pochi) e altri esami da dare (tanti). si, ho deciso, vado a trento.
caducus
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categoria : pensieri, vita, scuola, futuro, me

sabato, 18 aprile 2009, ore 15:58

nessuno ti conosce delle persone che leggono il mio blog. però non sono potuto venire a Monteroduni e stare con Lilla, Leonardo e Giuseppe. lo so che è poco, questo. e la smetto perchè è difficile.
stammi bene, almeno adesso.
caducus
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